Piccola antologia amiatina

         
 
Candidi soli e riso di tramonti
 mormoreggiar di selve brune, ai venti
con sussurrio di fresche acque cadenti
giù per li verdi tramiti dei monti.
Ed Espero che roseo sormonti
nel profondo seren de' firmamenti,
e chiara luna che i sentier tacenti
inalbi e scherzi entro laghetti e fonti.
 Questo m'era nei voti. Or miei desiri
 pace ebber qui tra fiumi e tra montagne
 delle secure muse in compagnia.

(Giosuè Carducci, "Opere", Bologna, Zanichelli editore, 1955)

 

 
 
L'aria vi è purissima; il clima aspro d'inverno, piacevolmente temperato d'estate; ricca la vegetazione digradante per varietà di colori dal fosco rossastro dei faggi, che coprono fitti la parte superiore del monte, e dal verde intenso dei castagni e dal cupo degli abeti e dei cerri sottostanti, al cinereo degli olivi e al verde chiaro dei vigneti sparsi lungo il pendio fino al piano....
All'ombra degli antichi castagni, per i luoghi più solitari, nella pace dei meriggi estivi, sulle praterie ondulate sparse di muschio, ove luccicano serpeggiando vene chiarissime, fra le grandi scogliere, sparse di licheni, pare aliti ancora un'aura di leggende.
(Giacomo Barzellotti, "Monte Amiata e il suo profeta", Milano, F.lli Treves, 1910)

 

 
         
 
  Vieni, crudel, vieni e vedi la pressura
 dei tuoi gentili, e cura lor magagne,
 e vedrai Santafior com'è sicura.
 
(Dante Alighieri, Purgatorio, canto VI)

 

 

 

Se alcun luogo mai attrasse i poeti con le soavi ombre, o con le fonti argentine, e con le verdeggianti erbe dei ridenti prati, qui essi rimarranno tutta l'estate; poichè noi stimiamo che a questi gioghi dell'Amiata non siano da paragonarsi quelli di Cirra e Nisa, tanto esaltati dalle mitiche favole, e neppure da preferirsi sia la valle di Tempe col suo fiuma Peneo.

(Pio II Enea Silvio Piccolomini, dai "Commentari", 1462)

 

 
         
 

 

 

 

Non è raro, nei boschi dell'Amiata,   
imbattersi in un salto d'acqua.

 

 

 
         
 

 

In Peschiera

La chiesetta giallognola, sotto il cui pavimento mormorano le onde sotterranee in cerca di luce, mi appare come sospesa tra il cristallo delle acque e il diamante cupo dei castagni che sovrastano. I miei vecchi raccontano che in aprile i bambini si recavano in processione a gettare ghirlande di fiori entro il bacino delle mirabili sorgenti. Spesso ho pensato che quelle sorgenti, gloria e refrigerio della mia gente, abbiano avuto influsso perfino nel suo carattere che è, nell'intimo, dolce come acqua sorgiva.

(P. Ernesto Balducci, Firenze,1966)

 

 
Felicissimo monte, ove natura
col ciel concorde ogni sua grazia pose,
lieta e dolce stagion, ch'a l'amorose
alme da vita, e luce eterna e pura;
Bene a te larga fu l'eterna cura
in darti tante doti altrui nascose,
raro pregio dei monti, in cui ripose
l'uman diletto ogni più nobile cura.
Splenda in te dunque il ciel chiaro e lucente
d'ogni stagione, nè mai nembi e procelle
turbino il ciel del tuo liet'oriente.
(Gian Domenico Peri, poeta, 1564-1639)

 

 
         
 

Io morirò con la nostalgia di questi luoghi, e se la mia anima resta, prego che ella si avvolga col vento che dai macigni dell'Amiata va lungo la Fiora malinconica fino al mare.

(Mario Pratesi, "In provincia", Firenze, 1883)

 

 

 

Se gli aspetti della natura e le tradizioni religiose possano contribuire alla formazione dell'anima mistica delle folle anonime ed alla stessa ascesi del predestinato alla grazia, nessuna terra in Toscana più della montagna di Siena ebbe ed offre ancora nei silenzi eloquenti dei suoi solenni e luminosi tramonti, ammirati dalle cime boschive, la visione della verità eterna e assoluta, adombrata, nella vastità del creato e nella soave mestizia dell'ora, da leggende e da storie spirituali.

(Eugenio Lazzareschi, "David Lazzaretti", Brescia, Morcelliana, 1945)

 

 
         

Passaggio
Ogni sera ci porta più lontano
la notte i fuochi fluidi spenti dagli oliveti,
l'ala del cielo torrido e arborato
di fulmini cristallini.
Finalmente la terra, il profumo della quercia
per le ruvide strade inerpicate
sul fianco dei paesi crocifissi
al sommo di una pallida provincia di grano!
E di suoni una siepe costernata
nell'aria tarda nelle ore morte del giorno
sente una rossa luna perniciosa
liquefarsi nelle acque della Fiora.
Lascia che mi sia triste ricordare
il mio viso incrociato dalle rughe migranti,
un sorriso lontano in estati mulinanti
tra i castagni e la macina;
il mio sguardo addolcito dai tiepidi equilibri
delle nuvole appese sul deserto
di città perigliose sulle frane
e infiorate d'aconito.
Forse erede di me dietro lo schermo
rosato delle mani un fanciullo inclemente
immette il piede freddo come il prisma
nei cicli siderali travolgendo.
(Mario Luzi, 1942)

 
 
Notizie dall'Amiata
Il fuoco d'artifizio del maltempo
sarà murmure d'arnie a tarda sera.
La stanza ha travature
tarlate ed un sentore di meloni
penetra dall'assito. Le fumate
morbide che risalgono la valle
d'elfi e di funghi fino al cono diafano
della cima m'intorbidano i vetri,
e ti scrivo da qui, da questo tavolo
remoto, dalla cellula di miele
di una sfera lanciata nello spazio
e le gabbie coperte, il focolare
dove i marroni esplodono, le vene
di salnitro e di muffa sono il quadro
dove tra poco romperai. La vita
che t'affabula è ancora troppo breve
se ti contiene! Schiude la tua icona
il fondo luminoso. Fuori piove.
E tu seguissi le fragili architetture
annerite dal tempo e dal carbone,
i cortili quadrati che hanno nel mezzo
il pozzo profondissimo; tu seguissi
il volo infagottato degli uccelli
notturni e in fondo al borro l'allucciolio
della galassia, la fascia d'ogni tormento.
Ma il passo che risuona a lungo nell'oscuro
è di chi va solitario e altro non vede
che questo cadere di archi, di ombre e di pieghe.
Le stelle hanno trapunti troppo sottili,
l'occhio del campanile è fermo sulle due ore,
i rampicanti anch'essi sono un'ascesa
di tenebre e dil loro profumo duole amaro.
Ritorna domani più freddo, vento del nord,
spezza le antiche mani dell'arenaria,
sconvolge i libri d'ore nei solai,
e tutto sia lente tranquilla, dominio, prigione
del semso che non dispera! Ritorna più forte
vento di settentrione che rendi care
le catene e suggelli le spore del possibile!
Son troppo strette le strade, gli asini neri
che zoccolano in fila danno scintille,
dal picco nascosto rispondono vampate di magnesio...
...Questa rissa cristiana che non ha
se non parole d'ombra e di lamento
che ti porta di me? Meno di quanto
t'ha rapito la gora che s'interra
dolce nella sua chiusa di cemento.
Una ruota di mola, un vecchio tronco,
confini ultimi al mondo. Si disfà
un cumulo di strame: e tarli usciti
a unire la mia veglia al tuo profondo
sonno che li riceve, i porcospini
s'abbeverano ad un filo di pietà.
(Eugenio Montale, "Le Occasioni", 1951)

 

   

 

 

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