Collocata su un pianoro con ricca vegetazione di felci e castagni, Piancastagnaio presenta un aspetto caratterizzato da un pregevolissimo Castello Aldobrandesco, teatro di episodi storici legati non solo agli Aldobrandeschi ma anche alla famiglia Orsini, signori di Pitigliano nel tardo medioevo.

Il castello è oggi adibito a museo e ad altre iniziative culturali, e registra un sistema di restauri che ne hanno valorizzato l'imponenza storica e architettonica. Da segnalare le poderose mura medioevali, che completavano le difese naturali dell'antico abitato, a testimonianza di una storia tormentata di quella comunità, interessata e vessata dalle mire espansionistiche sia delle famiglie Aldobrandeschi e Orsini, sia dell'Abbazia di S.Salvatore. In questo contesto va ricordato un edificio secentesco, il palazzo Bourbon del Monte, residenza di altri feudatari del luogo nel seicento e nel settecento, fino all'avvento del Granducato di Toscana.

Ridente e piacevolissima la parte nuova del paese, le cui costruzioni si sono collocate nel pianoro originale, che ha dato il nome al paese, lasciando tuttavia grandi spazi verdi, occupati da castagni secolari e da due suggestivi santuari, la chiesa della Madonna di S.Pietro e quella di San Bartolomeo, nel cui interno è rinvenibile un affresco di scuola senese del trecento.

Nell'attuale, Piancastagnaio ha centrali elettriche alimentate dall'utilizzo delle emissioni di vapore, interessante risorsa proveniente  da giacimenti geotermici di chiara origine vulcanica, che è  presente anche in altre zone della montagna amiatina (Santa Fiora e Arcidosso).

PIANCASTAGNAIO, provincia di Siena. Abitanti 4196. Dista da Grosseto 77 km., da Siena 59 km, da Roma 175 km., dal casello Chianciano-Chiusi dell'A1 Km. 52, da Orvieto Km. 77. Alberghi, ristoranti ed altre strutture ricettive (in particolare impianti sportivi), organizzazione turistica, impianti civili di buona qualità.

E' situata la terra di Piancastagnaio nella costa orientale del Montamiata, sul declive appunto, o scesa, ove termina una piccola pianura, che si stacca dall'ultimo giro di detto Monte, e per il quale alla cima del medesimo si ascende, pianoro coltivato con bellissimi castagni, l'ombra dei quali, nel calore estivo, serve a un grato e delizioso passeggio. Il sito è tutto scoglioso, di figura rotonda, sebbene irregolare, circondato e racchiuso da mura castellane, ora in parte guaste o rovinate, l'aria vi è salubre, e la sua campagna è di media e adeguata fertilità a grani e a biade.

Gli abitatori sono nelle arti, nella mercatura e nella coltura de' loro campi, industriosi, d'ingegno sottile, di spirito vivace, pronti, arditi e parlatori. (G.A. Pecci,Lo Stato di Siena antico e moderno, anno 1765)

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Se vi è un nome che abbia una etimologia ragionata è senza dubbio quello dato alla Terra di Piancastagnaio, poichè la parte superiore dove esiste l'antico castello risiede sull'estremo lembo del pianoro che serve di limite fra il terreno stratiforme del Preappennino e le masse trachitiche cristalline del Montamiata; nel quale pianoro, specialmente dalla parte di Piancastagnaio, veggonsi i più maestosi castagni di questa montagna, e dirò anche della Toscana. Dissi l'antico castello situato in piano, poichè questo solo è sull'orlo del pianoro a capo di un'ampia strada pianeggiante che viene dalla chiesa della Madonna di San Pietro...Ma le case sono quasi tutte edificate sul declive della piaggia orientale, che dalla rocca pittoresca posta sul lembo incomincia a scendere verso la valle del Paglia. (E. Repetti, Dizionario geografico fisico e storico della Toscana, anno 1833).

 

Piano, detto ancora Piancastagnaio, è una terra di circa 2000 anime. E' situato appunto sul finire di un pianoro, ove sono i castagneti, ed al principio della piaggia, onde è scosceso e irregolarmente fabbricato. Solo l'antico cassero, e gli avanzi di un vecchio fortilizio sono situati nel pianoro al di sopra del paese.

Sotto alla Terra, appunto a mezzogiorno, vedonsi avanzi di edifizi, di fontane, e di decorazioni, frammenti di statue, una gran vasca di peperino tutta di un pezzo, che già ornavano un giardino di delizia qui situato. Chiamavasi già, e si chiama ancora il "Belvedere", sebbene or sia rovinato e distrutto. Verrebbe voglia di ridere dell'idea strana di costruire questo giardino e questo paese su per un'erta, e scoscesa piaggia, mentre appunto al di sopra si converte il suolo in una bella pianura, ove più facile e più comodo sarebbe stato il fabbricare. Ma siccome giù per la scesa trovansi varie sorgenti di limpida acqua, di cui è affatto priva la pianura superiore, si rileva agevolmente che gli antichi fodatori cercarono di costruire le loro abitazioni a portata di buon'acqua, che in varie fonti sorge in copia, appunto, fuori delle porte e al di sotto del Castello.

Nei castagneti di là dalla chiesa della Madonna di San Pietro, si cava una terra di color bianco- livido, untuosa al tatto, lamellosa, impastabile in acqua, con cui fa schiuma come il sapone. Se ne fa uso per purgare i panni alle gualchiere, e dicesi perciò "terra di purgo". E siccome nel seccarsi diviene più bianca, essa è ricercata assai dai pittori ancora e dagli imbianchini, da questi ultimi per imbiancare muri, volte, soffitti, e prepararle così a meglio ricevere la pittura. Dai pittori poi per mescolarne con i loro colori, a renderli più chiari e più brillanti. Piccolo è il suo prezzo qui nel paese, non piccolo poi nelle mani di quei che la rivendono nelle città.

Nella gualchiera di Piano adoperano appunto cotesta "terra di purgo". Vi è una gran pila, su cui posano alcuni magli di legno: una ruota esterna, il cui asse è un gran cilindro dentato, messa in moto dall'urto e dalla caduta dell'acqua, girando percuote e deprime con i denti del suo cilindro successivamente l'estremità dei vetti, ai quali sono annessi nell'estremità opposta i magli, e questi sollevati così alternativamente vengono a cadere sulla pila suddetta, e continuano così a sollevarsi e ricadere a vicenda. Mettonsi dunque in questa pila i panni ben bagnati, e si fan così battere dai magli messi in moto. Poi si getta sui panni una spolveratura di "terra di purgo", e vi si fa cadere sopra l'acqua a gocce a gocce per conservarvi così l'umidita e spargere e incorporare la detta terra, facendo nel tempo stesso agire e battere i magli sopra i panni. Quando poi la terra si è ben distesa e bene incorporata, e i panni sono ben purgati e sgrassati, vi si lascia cadere l'acqua in gran copia per lavare e portar via intieramente la terra e il sudiciume. Così i panni ne restano conci e purgati.

Scesemo quindi a man sinistra di sotto le scogliere di peperino, ove le copiose sorgenti di acqua rendono assai fresco e verde il terreno. Fra le acque di quelle fonti pescansi degli eccellenti gamberi, e noi stessi ne viddemo, e ne presimo ancora. Queste acque riunite in rigagnoli, ed incanalate scendono poi a sovvenire ai vari bisogni del paese, e segnatamente a mandar mulini, la polveriera e la gualchiera, che sono state costruite presso Piano.

Uno dei principali capi d'industria dei pianesi è la fabbrica di barili, bigonci e bigoncielle, che essi fanno con legname di faggio e di castagno. Questo lavoro, poi trasportato per tutto lo Stato di Siena, collo spaccio sicuro, rende ai pianesi annualmente una non piccola somma di denaro. Fanno essi pure col legname, pale, vangili e, col visco dei castagni, la pania, che pur si lavora in altri paesi della Montagna.(Giorgio Santi, Viaggio al Montamiata, anno 1795)